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Cessione del quinto: cos’è e come funziona

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Fra i prestiti personali rientra anche la formula della cessione del quinto. Si tratta della cessione di una parte di quota spettante in busta paga che per legge non può superare un quinto dell’intero stipendio netto. Introdotta nel secondo dopoguerra, la cessione del quinto è una particolare forma di prestito personale che può durare al massimo 120 mesi (10 anni di lavoro). 

In quest’articolo analizzeremo le caratteristiche della cessione del quinto, quando è possibile attivarlo e se conviene attivarlo.

Le caratteristiche generali del prestito

Il regolamento italiano prevede più forme di prestiti e finanziamenti. Una modalità è rappresentata dalla cosiddetta cessione del quinto che risale al 1950 e tuttora valida. A poterne usufruire sono i dipendenti pubblici e privati, con la differenza che solo la prima categoria può decidere di slittare una parte delle rate anche sulla pensione, mentre la seconda categoria dovrà limitarsi all’intero arco di durata del rapporto di lavoro. Anche la traslazione di una parte sulla pensione ha però una data di scadenza; la cessione del quinto può infatti durare fino al novantesimo anno di età del soggetto richiedente. Anche se intorno alla questione dell’età la legge non è così prescrittiva. Ci sono alcune banche che prolungano il rapporto fino ai novantacinque anni, forti della copertura prevista dalla cassa previdenziale INPDAP.

Come si struttura la cessione del quinto?

Abbiamo accennato sulla categoria dei lavoratori cui è aperta questa tipologia di prestito personale. Vediamo adesso qualche dettaglio in più sulle garanzie richieste. Sicuramente i dipendenti pubblici sono i contraenti più sicuri, diverso è invece il discorso dei dipendenti privati; in questo caso, un ente finanziario, prima di concedere il prestito per cessione del quinto, si riserva il diritto di indagare, oltre che sulla situazione patrimoniale del soggetto, anche sui dati dell’azienda presso cui lavora.

In particolare, alla banca o alla società creditizia di turno importerà controllare i seguenti parametri dell’azienda:

  • Capitale sociale: necessario per conoscere le risorse aziendali;
  • Numero dei dipendenti: necessario per conoscere le dimensioni aziendali;
  • Precedenti rapporti di cessioni del quinto: necessario per conoscere la regolarità dei pagamenti;

Quest’ultimo parametro costituisce un fattore discriminante. Le rate del prestito sono a tasso fisso e hanno una cadenza mensile; un’azienda non regolare nei pagamenti non sarà considerata un buon garante. Un precedente, invece, aumenta il livello di trust aziendale, anche se non è insolito che aziende ritenute dapprima valide, poi abbiano perso credibilità rendendo impossibile l’attivazione, per i propri dipendenti, del prestito per cessione del quinto.

Quali sono i documenti da presentare?

Fra le indagini compiute dall’ente erogatore del prestito, sappiamo che rientrano anche i dati circa il soggetto richiedente il prestito, il quale dovrà rispondere all’ente finanziario dei seguenti requisiti: tipologia contrattuale e livello di anzianità. È il caso soprattutto dei dipendenti privati, che dovranno possedere necessariamente un contratto a tempo indeterminato

Una volta soddisfatti tutti i requisiti, bisogna presentare all’ente finanziario di turno i seguenti documenti: 

  • Certificato di stipendio: semplicemente, una dichiarazione che attesti di ricevere uno stipendio mensile. Questo dato è importantissimo se consideriamo che le rate saranno trattenute direttamente da esso a garanzia di eventuali insolvenze da parte del soggetto. Di fatto, è il datore di lavoro che paga direttamente l’ente finanziario, di cui è infatti richiesta la firma.
  • Ultima busta paga: a garanzia di possedere un’entrata economica che possa coprire le spese del prestito, nondimeno necessaria per procedere con il calcolo delle rate.
  • Eventuali trattenute: si tratta di una dichiarazione che attesti la presenza di eventuali trattenute dallo stipendio. 
  • TFR (trattamento di fine rapporto): in base alla data di assunzione, si matura nel tempo un certo livello di anzianità lavorativa, cui possono corrispondere anche aumenti di stipendio. Ma si matura anche una certa somma detta liquidazione che spetta al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro. 

Qual è il capitale massimo previsto con la cessione del quinto?

Ovvero, a quanto ammonta la cifra massima da chiedere in prestito? Dipende dal proprio stipendio. In base ad esso, verrà calcolato l’ammontare della rata mensile che, ricordiamo, non può superare per legge l’un quinto dell’intero stipendio. Questi fattori consentono di individuare qual è il capitale massimo previsto; indicano cioè la cifra massima che il soggetto può richiedere.

Assicurazione vita e impiego

Accedendo al prestito personale per cessione del quinto, la legge impone si stipuli anche un’assicurazione vita e impiego. La copertura assicurativa serve per garantire all’ente finanziario la restituzione del prestito sia in caso di perdita del lavoro da parte del soggetto, che in caso di morte prematura. 

Nel primo caso, protegge il soggetto richiedente dall’eventualità di perdita del lavoro, in quanto l’ente finanziario ha diritto di rivalsa sul TFR. Tuttavia, l’assicurazione riduce il rischio ma non lo azzera del tutto, e l’assicurazione favorisce più la finanziaria, cui spetta necessariamente la restituzione dell’intera cifra, che il dipendente. 

Nel secondo caso, l’assicurazione copre la restante cifra in caso di morte prematura del soggetto, proteggendo gli eredi di quest’ultimo da rivalse finanziare.